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Fiscalità

Il sistema di imposizione dei dividendi esteri.
puntatoreLineamenti fondamentali della riforma fiscale sui dividendi.
Strumenti

   Il nuovo regime fiscale, introdotto dal DLgs. 12 dicembre 2003, n. 344, ha reso omogeneo il trattamento tra dividendi di fonte italiana e quelli di fonte estera, allo scopo di eliminare gli ostacoli al principio comunitaria della libera circolazione dei capitali. Infatti, il motivo della modifica del regime di tassazione dei dividendi è da ricercare nell’armonizzazione della legislazione nazionale con quella comunitaria, considerato che il maggior contrasto sussisteva tra la direttiva comunitaria sulla libera circolazione dei capitali (Direttiva CEE 88/361) e la previgente normativa fiscale laddove si consentiva un credito di imposta corrispondente all’imposta sul reddito assolta dalla società per i dividenti distribuiti da società residenti a soci residenti. Con l’attuale regime sono state introdotte importanti novità nel trattamento dei dividendi, in particolare:

   A - l’abbandono del “sistema di imputazione”, consistente nella tassazione definitiva in capo al socio, con attribuzione del credito di imposta;

   B - l’eliminazione del credito d'imposta, istituto finalizzato all’eliminazione della doppia tassazione sul dividendo in capo al contribuente: prima, indirettamente, con l’imposizione sul reddito prodotto dalla società e poi, direttamente, con l’imposizione sull'utile distribuito al socio medesimo;

   C - l’adozione del “sistema dell’esenzione”, per cui il reddito viene tassato in capo al soggetto che lo produce, senza alcun riconoscimento del credito di imposta.

   La normativa fiscale non opera nessuna differenziazione sul trattamento dei dividendi esteri rispetto a quelli nazionali, andandone a semplificare il trattamento fiscale. Attualmente, per quanto riguarda la tassazione dei dividendi esteri, in linea generale, il reddito è tassato solo all’atto della produzione in capo alla società, e non anche in capo al socio. Tuttavia esistono alcune eccezioni al sistema impositivo relativamente alle modalità di prelievo sui dividendi, eccezioni inerenti alle caratteristiche del soggetto percettore (se soggetto a tassazione sulle persone fisiche o ad IRES) ed alla fiscalità dello Stato di residenza della società che produce il reddito (non appartenente o appartenente alla cd. black list).

   Trattamento dei dividendi esteri percepiti da soggetti IRES:

   A - se erogati da soggetti comunitari o residenti in Stati o territori non inseriti in black list: il dividendo concorre alla formazione del reddito imponibile per il 5%;

   B - se erogati da soggetti non comunitari o residenti in Stati o territori inseriti in black list: il dividendo concorre alla formazione del reddito imponibile per il 100%, in quanto nel paese di residenza del soggetto erogante il reddito prodotto non ha scontato un livello congruo di tassazione.

   Trattamento dei dividendi esteri percepiti da soggetti IRE:

   A - se erogati da soggetti comunitari o residenti in Stati o territori non inseriti in black list:

   A1 - non in regime di impresa:


- partecipazione non qualificata: si applica la ritenuta a titolo definitivo del 12,50% sul netto frontiera. Non esiste più la possibilità di scegliere il regime dichiarativo;
- partecipazione qualificata: il dividendo concorre alla formazione del reddito imponibile nella misura del 40% e si applica la ritenuta a titolo definitivo del 12,50% sul netto frontiera. Per completezza si ricorda che per “partecipazione qualificata” si intende la partecipazione che consenta una percentuale dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria superiore al 2%, se i titoli sono negoziati in mercati regolamentati o del 20% negli altri casi oppure che consenta una percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% se i titoli sono negoziati in mercati regolamentati; 25%, negli altri casi.

   A2 - in regime di impresa:


il dividendo concorre alla formazione del reddito imponibile nella misura del 40% a prescindere se si tratti di partecipazioni qualificate o non.

   B - se erogati da soggetti non comunitari o residenti in Stati o territori inseriti in black list: il dividendo concorre alla formazione del reddito imponibile per il 5%.

Strumenti

   Modalità di applicazione dell’aliquota e netto frontiera.

   L’applicazione dell’aliquota del 12,50% è prevista nei casi di percezione del dividendo estero al di fuori del regime di impresa. A tal proposito la base imponibile per il calcolo dell’aliquota da versare è il cosiddetto “netto frontiera”. In sostanza, la base di computo per il calcolo della ritenuta fiscale effettuata dal sostituto di imposta è data dalla percentuale prefissata del dividendo percepito (40% per le persone fisiche), al netto delle eventuali ritenute applicate nello Stato estero di residenza della società. Nel caso in cui il dividendo sia percepito direttamente all’estero oppure senza l’intervento di un intermediario residente che operi come sostituto di imposta, il contribuente è tenuto a riportare l’utile nella dichiarazione dei redditi ai fini dell’autoliquidazione dell’imposta sostitutiva del 12,50%, ossia dell’imposta dovuta nella stessa misura prevista per la ritenuta a titolo d’imposta, applicata se fosse intervenuto il sostituto di imposta.

   Riassumendo, il contesto di riferimento in materia di netto frontiera è il seguente:

   A - i dividendi esteri percepiti in regime di impresa non sono mai assoggetti alla ritenuta in entrata, a prescindere se il percettore sia IRES o IRE;

   B - sui dividendi esteri derivanti da una partecipazione non qualificata e non in regime di impresa, la ritenuta del 12,50% si applica a titolo di imposta sul netto frontiera;

   C - sui dividendi esteri derivanti da una partecipazione qualificata, la ritenuta del 12,50% si applica a titolo di imposta sul 40% del netto frontiera. In questo caso, la ritenuta opera a titolo di acconto.


A cura di Antares S.a.s., Consulenza & Formazione, del 4.11.2004.

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