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Indicatori Stocastico

Stocastico
Indicatori

   Sviluppato da Gorge C. Lane nel 1970, lo Stocastico fa parte della famiglia degli oscillatori. E' forse lo strumento algoritmico più usato per identificare le condizioni di ipercomprato ed ipervenduto, come pure ben si adatta per indicare divergenze tra oscillatore e prezzi, di fatto indica quanto la chiusura sia prossima al massimo o al minimo registrati in un certo periodo. Lo Stocastico è rappresentato da due linee, di cui una solida è la %K ed una tratteggiata è la %D. Oggigiorno si hanno diverse interpretazioni dello stocastico, Lane pensava principalmente alle accennate divergenze tra l'indicatore ed i prezzi, quale segnale per prendere una posizione, ma in sostanza le chiusure prossime al loro massimo sono tipiche di tendenze al rialzo, mentre chiusure verso il minimo sono indice di un trend ribassista. Questo tipo di indicatore mostra la posizione assunta dal prezzo del titolo all'interno di un intervallo di ampiezza pari alla differenza tra il prezzo massimo ed il minimo registrato nel periodo di calcolo prescelto. Sostanzialmente lo Stocastico indica a quale livello percentuale il prezzo corrente si colloca rispetto all'intervallo massimo/minimo segnato nell'arco temporale assunto per l'analisi.

   Molti software di analisi tecnica includono lo stocastico tra i propri indicatori ed a volte utilizzano formule differenti per calcolare la %K e la %D. Ad esempio per ridurre la forte variabilità nelle oscillazioni della %K è stato utilizzato un meccanismo di adeguamento assimilabile a quello di una media mobile, ottenendo un nuovo indicatore denominato K Slow, la cui interpretazione è equivalente a quella della curva %K.

   Come accennato, l'oscillatore è basato sul principio che il prezzo di chiusura si avvicina ai livelli massimi nelle sedute rialziste, mentre in fasi ribassiste la chiusura si posiziona vicino ai minimi della seduta. Conseguentemente in fasi di uptrend la constatazione di range caratterizzati da massimi crescenti con chiusure intorno ai minimi, indicano un indebolimento della fase di rialzo. Nel caso invece di downtrend, sono da valutare le considerazioni opposte. Anche l'analista Jhon Murphy, nel suo "Technical Analysis of The Financial Markets" ne raccomanda l'uso, con la %K a 14 giorni e la %D a 3 giorni, al fine di evidenziare le divergenze tra stocastico e prezzi, per ottenere un segnale di compravendita. Un setup bearish è una combinazione di due massimi decrescenti per la %D ad un valore oltre 80; quando si verifica questa situazione, i prezzi continuano a segnare nuovi massimi, ma esiste una divergenza negativa. Un setup bullish si ha con una %D con valori minori di 20; quando essa risale dai minimi i prezzi continuano a scendere e ciò determina una divergenza bullish che indica un buy. Se il setup è corretto il segnale Buy o sell ci è dato quando la %K, la curva più veloce, buca la %D.

Indicatori

   Gli oscillatori sono utili in un trading ranges, non tanto in un trend, come pure se i prezzi ritracciano o stazionano su supporti o verso delle resistenze, l'oscillatore indicherà una condizione di ipervenduto sul lato basso del range e una situazione di ipercomprato sul lato alto del range. Di contro, nel corso di un trend, sia esso up o down, l'oscillatore indicherà in modo prematuro un prezzo estremo intendendolo reversal, facendo posizionare l'operatore contro il trend in atto. Il consiglio più pratico, che tutti gli analisti tengono sempre ben presente, è quello di utilizzare lo stocastico in abbinamento con altri indicatori tecnici. Ad esempio un indicatore da abbinare allo stocastico potrebbe essere l'ADX (Average Directional Movement). Molti traders statunitensi usano l'indicatore ADX per misurare il grado del trend del mercato. Un ADX in salita indica che il mercato ha una tendenza e gli oscillatori (quali lo stocastico appunto), potrebbero fornire dei falsi segnali, non dovrebbero quindi essere considerati. Lo stocastico è un oscillatore e pertanto si muove, appunto oscilla fra i valori 0 e 100, non è detrimante quanto il prezzo del nostro titolo si muoverà al ribasso o al rialzo, lo stocastico fluttuerà sempre fra i valori 0 e 100.

   E’ corretto rimarcare che quando i prezzi si trovino in zone di ipercomprato e ipervenduto non dobbiamo attenderci necessariamente una inversione di tendenza o quantomeno non necessariamente l’inversione sarà immediata. Spesso lo stocastico entra in area di ipercomprato e ipervenduto in situazioni di trend sostenuto e ben definito e l’oscillatore si mantiene in tali zone a lungo, senza rompere le linee normalmente utilizzate per la demarcazione dei livelli di ipercomprato/venduto degli 80-20. Motivo per il quale è bene porre la massima attenzione nel non utilizzare questo oscillatore per catturare automaticamente segnali contro trend.

   Concludendo, in fasi di congestione o presunta tale, in sostanza in assenza di un trend ben definito, l’oscillatore in ipervenduto creerà potenzialmente i presupposti per l’acquisto, in caso contrario sarà opportuno valutare possibili vendite allo scoperto. In caso di tendenza duratura si rischia di incorrere negli stessi errori degli oscillatori di momentum con numerosi e ripetuti falsi segnali e si preferisce in tal caso affidarsi allo studio delle possibili divergenze tra prezzo ed indicatore anziché valutare solo le opportunità basate su ipercomprato e ipervenduto.

   La formula per il calcolo dell'indicatore stocastico è la seguente:


%K-line = 100 x [P(k) - Min(k)] / [Max(k) - Min(k)]
Dove P(k) è uguale al prezzo di chiusura del giorno K;
Min(k) è uguale al minimo registrato nel periodo di calcolo;
Max(K) è uguale al massimo registrato nel periodo di calcolo. La curva prodotta dall'indicatore risulta però troppo sensibile e quindi difficilmente interpretabile; a tal fine, come detto, si usa rallentarla creando un nuovo indicatore detto D-line o stocastico rallentato.
Stocastico





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