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La Mission
puntatoreLa Mission di 'MrProfit', gli obiettivi del Magazine.
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   Esistono diversi modi di operare sui mercati: il fiuto, in base a letture di giornali e reports, con l'aiuto di "dritte", con tecniche più metodiche. Alcune persone, con l'ausilio di un grosso intuito, riescono a fare cose eccezionali in Borsa, il fiuto è qualcosa di innato: o si ha o non si ha, non è una tecnica che si può apprendere. Si può affermare che anche chi opera col fiuto non opera in modo caotico sulla base di quello che gli passa per la mente, ma si avvale di tecniche operative cui sottopone le proprie intuizioni. Sulla lettura dei giornali non è il caso di soffermarsi, quando la notizia appare sulla stampa è già vecchia e superata; al massimo può far rumore ancora per un paio di giorni grazie all'intervento dei ritardatari: nulla di più. Qualche spunto lo offrono talvolta i reports delle istituzioni finanziarie, questi sono il frutto di valutazioni ponderate e vanno ad alimentare lo stesso processo che propongono. E' probabile che un buy di una banca d'affari provochi degli acquisti che altrimenti non si avrebbero; la controindicazione è che qualche volta i suggerimenti dei reports possono non essere del tutto obiettivi. Si pensi ad una situazione di forte rialzo e alla necessità per gli uffici studi delle istituzioni finanziarie di alzare i target dei vari titoli prima ancora, e non dopo, di trovare una giustificazione agli obiettivi di prezzo indicati. Le soffiate, quelle vere, le possono dare solo gli insider, con gli effetti giuridici che la diffusione delle notizie provocherebbero. Non è escluso che grosse istituzioni finanziarie possano essere in possesso di notizie qualificate di qualche utilità, ma allora la notizia si trova, diciamo, a metà strada tra la riservatezza e la diffusione. Anche questi casi sono abbastanza limitati e nulla hanno a che vedere col fenomeno delle dritte che nel corso di forti rialzi di borsa sono sparate da tutte le parti. Chiunque in una fase rialzista del mercato, spaccia per dritte le proprie opinioni su 10 titoli quotati è più che probabile che almeno in un paio di casi faccia un'eccellente figura.

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   LAnalisi Tecnica costituisce l'arma di chi vuole operare razionalmente per conseguire profitti costanti, non soggetti all'erraticità dei mercati. Si rinuncia a degli extra-profitti connessi talvolta ad un atteggiamento disinvolto, ma si ha la quasi certezza di non incorrere nelle catastrofi alle quali quello stesso atteggiamento prima o poi inevitabilmente conduce. La tecnica, inoltre, non esclude necessariamente la possibilità di beneficiare dei metodi più empirici prima elencati. Nell'ambito delle tecniche operative s'inserisce l'annosa questione della competizione tra analisi tecnica e analisi fondamentale, anche se da qualche tempo sono apparse tutta una serie di tecniche sperimentali ispirate all'intelligenza artificiale. Gli analisti fondamentali sostengono che a lungo andare, i corsi azionari tendono a riflettere il reale valore delle società quotate; deducono quindi che, individuando realtà attuali e potenzialità patrimoniali ed economiche di queste società attraverso un'attenta lettura dei loro bilanci, si possono formulare valide previsioni sui futuri livelli di prezzo delle azioni con gran beneficio per una corretta strategia d'investimento. L’analista tecnico non mira a conoscere il valore reale di un'azione bensì quel valore che ad essa attribuirà il mercato. Egli è, infatti, convinto di poter rilevare, le speranze, le paure, gli umori, razionali e irrazionali, dei compratori e dei venditori giungendo così a sintetizzare e fotografare ad un dato istante tutti quei fattori che normalmente sono ritenuti non quantificabili, ma che incidono in maniera preponderante sul processo di formazione dei prezzi; gli diventa più facile quindi decidere quando comprare e quando vendere e cosa comprare e cosa vendere in perfetta sintonia con la tendenza e le prospettive del momento. Non c'è motivo di affrontare l'accademica questione della competizione tra scuola fondamentale e scuola tecnica. Entrambe hanno una propria ragion d'essere ed entrambe presentano delle caratteristiche che le rendono più appropriate in certe circostanze con riferimento ad obiettivi specifici. L'analisi fondamentale si propone di verificare la salute generale di un titolo. Si pensi alle variazioni che i titoli quotati hanno in un breve periodo di tempo. Forse un aumento o una diminuzione generalizzata delle quotazioni può indurre automaticamente a ritenere che sia realmente variato l'effettivo valore delle società quotate? Viceversa, stabilito che i valori fondamentali fanno prevedere una crescita economica e patrimoniale della società, si può forse automaticamente ritenere che le quotazioni azionarie siano destinate ad aumentare? Nel breve periodo ben altri elementi assumono preponderanza: esistenza di un trend generale rialzista o ribassista, situazione politica, influenza delle borse estere e quant'altro. Ognuna delle due ha una sua ragion d'essere determinata dalle esigenze delle società di gestione di fondi comuni o di altri investitori istituzionali e da quelle dei traders più o meno sfrenati.

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   L’interesse primario dell'operatore di Borsa non è quello di fare previsioni, ma quello di conseguire utili e ancor prima quello di preservare il capitale disponibile. E' naturale che tutti noi, supportati dalle informazioni in nostro possesso, ci cimentiamo continuamente a fare previsioni sul futuro andamento della tendenza e sugli obiettivi di prezzo di questo o quel titolo. Non che questo sia sbagliato, ma il mercato raramente asseconda le previsioni; le variabili che agiscono sono tali e tante che basta poco per vanificare gli sforzi intrapresi in dipendenza della valutazioni personali. In questo, probabilmente, sono avvantaggiati gli analisti fondamentali che, nella loro ottica di lungo periodo, mostrano propensione a non curarsi delle erraticità correnti. Chi opera a breve invece, ha sì il vantaggio di potere approfittare anche delle possibilità offerte da limitate escursioni delle quotazioni, ma di contro ha l'onere di stare dietro ai movimenti piuttosto che davanti. E' costretto quindi ad accettare delle condizioni: rinunciare a operare sulla base delle previsioni; si facciano pure, ma solo come punto di partenza per individuare i titoli sui quali si vuole approfondire l'analisi. Non illudersi di essere in grado di cogliere tutti i punti di svolta o di essere capaci di valutare la durata di un trend. Non aspettarsi che tutte le operazioni siano profittevoli, non è necessario che la percentuale delle operazioni chiuse in profitto sia elevata; ciò che conta è l'entità dell'utile che si è capaci di incassare, sia rapportato alle perdite che si subiscono. Non essere pavidi, se le tecniche adottate danno un segnale di entrata è necessario mettere da parte le titubanze, altrimenti si mettano da parte le tecniche; questo non significa, naturalmente, che si debbano acquistare tutti i titoli sui quali scattano dei segnali di acquisto, significa solo che se si è interessati ad un titolo e lo si sta seguendo per un possibile acquisto, il momento di entrata non può che essere quello fornito dai sistemi adottati. Non essere avidi, se si riceve un segnale di uscita, lo si assecondi con decisione: la titubanza può costare cara; non rammaricarsi mai, chissà quante volte accadrà di vendere un titolo che immediatamente dopo prende il volo.

   Concludiamo permettendoci di suggerire poche regole che potrebbero aiutare chi fa trading; sono regole non facili, anzi decisamente dure da seguire, ma può essere di aiuto la certezza che la Borsa è sempre lì ad aspettare e che una, due, mille occasioni perdute non significano nulla finché facciamo utili sistematicamente e poi in fondo rammentiamoci sempre che per ogni compratore c’è un venditore, entrambi si ritengono superiori l’uno all’altro:

   A) Elaborare una strategia di Trading e seguirla in maniera disciplinata, anzi ferrea. Fondamentalmente è più conveniente operare a favore del Trend Principale, evitando di seguire idee d’investimento contrarie alla realtà del mercato.

   B) Investire su mercati liquidi, diversificando il rischio complessivo dei propri asset; è preferibile evitare il trading intraday se non si segue il mercato in tempo reale. In particolare in merito all’operatività in Futures, è buona norma stabilire a priori la perdita massima che si è disposti a sopportare e chiudere l’operazione senza esitazione oltre tale livello.

   C) Incrementare le posizioni in perdita, tagliando i prezzi, è meno logico dell’incremento delle posizioni in guadagno. In particolare, prima di importanti annunci per il Mercato, non è consigliabile prendere posizioni o prenderle per forza, specie basandosi solo su valutazioni soggettive.

   D) Gli acquisti su supporti o alla rottura di resistenze e le vendite sulle resistenze o alla rottura dei supporti sono operazioni generalmente profittevoli. Operare con degli stop alle perdite è preferibile, nel caso occorre scegliere livelli logici (resistenze o supporti) piuttosto che livelli dettati dalla propria convenienza.

   E) Una sana gestione del proprio denaro deve portare a seguire con maggiore attenzione le operazioni che presentano negatività anziché quelle profittevoli, chiudendo le posizioni in perdita e lasciando correre i guadagni. Peraltro non è normalmente profittevole operare indebitandosi, generalmente si aumentano i rischi e conseguentemente le perdite.






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